"ora diciamo che sto bene ma so che non farò mai grandi abbuffate, mi alzo da tavola sempre con un pochino di fame perchè quella paura ancora è dura ad andarsene e forse non se ne andrà mai"
questa frase è vera oggi più che mai. vivo bene nonostante tutto ma ci sono dei momenti in cui mi sento davvero diversa, momenti particolari della mia vita in cui tutto dovrebbe essere perfetto e senza problemi...una ricorrenza, una vacanza, ma in quei momenti mi rendo conto che sono una persona che HA un problema. è inutile che io faccia finta che non c'è, inutile che io dica che è solo un problema mio e che agli altri non può dar fastidio. no, non è così perchè dal momento che sto in compagnia di un'altra persona, anche questa è coinvolta dal mio problema. non si può rinunciare tutte le sere ad andar fuori a cenare perchè non lo faccio io, è dura entrare in due in un ristorante e ordinare per uno. è inutile che io dica che se non disturba me, lui deve stare tranquillo ma per tutti non è normale, a partire dal cameriere che si domanda e chiede come mai non mangio...e i commensali intorno che guardano, mormorano. io posso fregarmene perchè solo così sopravvivo ma chi mi sta accanto non ci riesce... e intanto la corda si tira ogni volta un pò di più fino a che si spezza... e ritorna a galla tutta la stanchezza e la fatica di questi anni, tanti anni in cui ho lottato, stretto i denti, tirato fuori le unghie...ma a questo punto sembra che non sia servito a niente perchè il problema è sempre li, non se ne andrà mai e continuerà a condizionare la mia vita e quella di chi mi sta accanto... o certo, lui, loro, gli altri devono capire che HO UN PROBLEMA ed essere comprensivi ma è poi vero? ma posso davvero pretendere che mi capiscano? ma non potranno capire e perciò dovranno accettarmi comunque, ma è giusto? mi sembra di essere una donna viziata e capricciosa che tutti devono capirmi ed accettarmi... ma sarà sempre così. quindi? rinunciare a qualunque rapporto con gli altri? come potrei? ho pianto, mi sono sentita disperata, stanca, molto stanca... ed ora? Si riparte, per forza...non ci si può fermare...
giovedì 9 agosto 2007
mercoledì 16 maggio 2007
il bosco
siamo arrivati quasi in cima con l'auto, più su non si può...a sinistra la strada continua ma c'è il cartello giallo della zona militare e il divieto di transito. "Si, ma a piedi si può andare" "Ma sta per piovere" "Prendiamo l'ombrello" Così andiamo, io ho le scarpe da tennis, quelle nuove della asics, grigie con i lacci rosa e anche tu sei messo comodo. Ci avviamo per la strada, un pò stretta ma asfaltata. All'inizio c'è la colonnina che indica il nome del percorso: Pian Grande, sentiero 1a, difficoltà media. Il cielo è grigio e nel sentiero costeggiato dal bosco, a tratti arrivano folate di nebbia. Arriviamo in cima alla salita e c'è un cancello che ad un tratto si apre e esce un'auto. Tutto intorno la rete metallica con i cartelli gialli della zona militare. "Ci saranno le telecamere qui?" "Mi sa di si". Seguitimo a salire il sentiero discutendo "Dicono che questa è una base militare della Nato e che ci fossero le testate nucleari, ma ora non ci sono più" io intanto penso che potrebbe essere un ottimo posto dove fare l'amore...ma le telecamere... Incontriamo gente che viene dal senso opposto e accantono definitivamente l'idea di fare sesso. Il bosco è fitto e buio, fa freddo...ho le guance gelate. Arriviamo ad un bivio: un sentiero va in discesa a sinistra, l'altro invece si inoltra dentro il bosco, coperto di terra e foglie. Decidiamo di prendere quello...ancora cartelli gialli, ancora telecamere...quindi niente sesso.... Ecco, ora il sentiero sembra alla fine...no...prosegue ancora ma molto ripido e stretto, forse è meglio rinunciare, poi ci sarà da risalire e sarà faticoso. "Che facciamo, torniamo indietro?" "Aspetta...che c'è la?" In effetti c'è un passaggio fra gli alberi, degli scalini improvvisati. Tu sali su e... "O ma c'è uno spiazzo! Vieni a vedere" Salgo anch'io e quello che trovo è davvero spettacolare: una balaustra dalla quale mi affaccio e sotto c'è il mare. Siamo molto in alto ma si vede benissimo Portonovo, con il suo porticiolo, i laghetti e in mezzo al mare l'asse dove venivano pescati i "moscioli". A sinistra, in alto sopra il monte, c'è Poggio. Da qui le sue casette sembrano nuovissime, e oltre il monte già si intravede Ancona. Sopra il mare le nuvole bianche sembrano funghi, e due grandi navi vanno, lente. "Che spettacolo stupendo!" "Si, meraviglioso davvero, ma lo avresti immaginato di trovare un posto così qui?" "No, credevo che neppure si potesse passare di qui per la base" Ammiriamo lo spettacolo davanti ai nostri occhi, tu sei dietro di me e mi stringi. Sento il tuo corpo attaccato alla mia schiena. Hai le braccia intorno alla mia vita e le mani mi accarezzano la pancia, sollevano la maglietta per sentire il contatto con la mia pelle. Lo sapevo che anche tu, per tutto il tragitto fino a li, non hai fatto che pensare a questo ed ora, forse, potremo sodisfare questa voglia. Mi vieni davanti appoggiandoti alla balaustra. Ti bacio succhiandoti le labbra, un bacio lungo che ti da dimostrazione che anch'io ti voglio. Appoggio la mano sulla patta dei tuoi jeans e già ti sento duro e mi eccita ancor di più. Ti guardi intorno per assicurarti che non arrivi nessuno e decidi di aprirti i pantaloni così che io possa toccarti. Il tuo cazzo è durissimo e ho voglia di succhiartelo e lo faccio...Poi mi fai smettere e ti metti dietro di me, mi fai scendere i jeans e il perizoma e mi penetri da dietro. Soffoco un urlo quando entri dentro di me, non vedero l'ora che iniziassi a scoparmi...mi appoggio alla balaustra per permetterti di prendermi meglio...l'eccitazione è grandissima, tu vieni presto, io poco dopo al tocco delle tue dita... "Sento delle voci..." Ci rivestiamo in fretta e rimaniamo li abbracciati, appoggiati alla balaustra di legno..."Se seguitavi a toccarmi venivo di nuovo" "Sembrava che arrivasse qualcuno" "Si, sembrava anche a me..." "Come è stato scopare in un posto così bello?" "Meraviglioso, amore, anche se non ho visto nulla" "Ma hai visto prima e dopo" "Si, è vero..." " Torniamo indietro?" "Si dai, andiamo a prendere un gelato...dobbiamo recuperare le energie" " Già..."
sabato 5 maggio 2007
buio
cos'è che mi passa per la testa oggi?
tante cose ma come sempre molto confuse...
che si fa in un giorno come questo? iniziato come sempre, con tutte le buone intenzioni e arrivato ora a questo punto...sola, mi sento sola. progetti andati in fumo, parole vomitate addosso con il proposito di ferire...sensi di colpa riportati a galla...e stanchezza, tanta. gambe come macigni e gola strozzata...a che serve? perchè andare avanti? parole dette e non ascoltate, rabbia che sale ma mandata giù, giù, giù!!! nello stomaco, dentro le mie viscere che ora si ribellano...non la vogliono neppure loro. sensazioni antiche, voglie antiche...mangiare, ingozzarmi e poi vomitare...voglia di farmi del male...ferirmi, tagliarmi...graffiare la mia pelle fino a farla sanguinare...dovevo buttarla fuori la mia rabbia...non inghiottirla, dovevo lasciarmi andare e spaccare tutto come l'impulso mi diceva di fare. maledetta ragione...
e i miei amici che ora non ci sono...avrei voluto stare con loro...sono molti giorni che non li vedo, che non condivido le mie paure con loro...non devo stare troppo tempo senza...
che faccio ora? che si fa quando le tue membra sono senza forze? che si fa quando la mente si rifiuta di reagire? quando non vedi neppure un lumicino nel buio che improvvisamente è calato? ho paura a camminare nel buio, ho paura di cadere...
tante cose ma come sempre molto confuse...
che si fa in un giorno come questo? iniziato come sempre, con tutte le buone intenzioni e arrivato ora a questo punto...sola, mi sento sola. progetti andati in fumo, parole vomitate addosso con il proposito di ferire...sensi di colpa riportati a galla...e stanchezza, tanta. gambe come macigni e gola strozzata...a che serve? perchè andare avanti? parole dette e non ascoltate, rabbia che sale ma mandata giù, giù, giù!!! nello stomaco, dentro le mie viscere che ora si ribellano...non la vogliono neppure loro. sensazioni antiche, voglie antiche...mangiare, ingozzarmi e poi vomitare...voglia di farmi del male...ferirmi, tagliarmi...graffiare la mia pelle fino a farla sanguinare...dovevo buttarla fuori la mia rabbia...non inghiottirla, dovevo lasciarmi andare e spaccare tutto come l'impulso mi diceva di fare. maledetta ragione...
e i miei amici che ora non ci sono...avrei voluto stare con loro...sono molti giorni che non li vedo, che non condivido le mie paure con loro...non devo stare troppo tempo senza...
che faccio ora? che si fa quando le tue membra sono senza forze? che si fa quando la mente si rifiuta di reagire? quando non vedi neppure un lumicino nel buio che improvvisamente è calato? ho paura a camminare nel buio, ho paura di cadere...
lunedì 30 aprile 2007
sposa

Ecco, si sposa! "Mamma, vieni con me a scegliere l'abito da sposa?" "Si, certo".
Ed ora sono qui...lei che guarda, emozionata, quella fila di abiti appesi...bianchi, rosa pallido...ora va il rosa...non lo sapevo. Ne sceglie alcuni e inizia la prova con la commessa. Ecco, quello può andare...è bello, le sta bene. E' rosa con la gonna ampia in taffetà e il corpino ricamato...ma ora non la guardo più, non l'ascolto più...rispondo in modo automatico alle sue domande...
Ventisette anni...così tanti ne sono passati dal giorno in cui anch'io scelsi il mio abito da sposa. Bianco! Pensavo fosse per sempre, ci credevo veramente ma le cose non sono andate come speravo. Ad un certo punto mi sono dovuta arrendere, ho dovuto accettare il fallimento. Perchè è così che si vive la separazione: un fallimento nella propria vita.
Lei, mia figlia, non lo sa...non le ho mai detto fino in fondo quella che è stata la mia vita, come ho vissuto questo mio fallimento. Ora mi vede serena ed è serena anche lei. Non demolirò mai il suo entusiasmo. E' giusto che lei viva questo momento più intensamente possibile e prego Dio che a lei non capiti mai un fallimento, che sia davvero per sempre.
domenica 15 aprile 2007
martedì 10 aprile 2007
lunedì 9 aprile 2007
Una giornata sul monte Subasio
Una strana giornata per una gita in montagna: il tempo non era dei migliori ma a loro due non interessava. Mangiarono frutta, fragole, uva, ciliegie, passandosele con la bocca. Da li potevano sentire la folla che chiacchierava giù, in fondo alla valle e marciava verso Assisi per la Pace.
Già avevano visto il sentiero che s'inoltrava dentro il bosco. Lui la prese in mano e si avviarono lungo il viottolo. Lei era davanti a lui che la osservava camminare ancheggiando. I pantaloni attillati mettevano in risalto il suo fondoschiena e lui non poteva fare a meno di accarezzarlo. Ad un certo punto trovarono un posto abbastanza riparato: un tronco in terra di traverso permetteva di appoggiarsi comodamente ma lui incominciò a toccarla da dietro premendola contro un albero. “E se arriva qualcuno?” chiese lei timorosa ma già eccitata. “Non importa” rispose lui. Le accarezzava i seni da sotto la maglietta, sentiva i capezzoli duri ed eretti. La bocca sul collo, il respiro caldo, umido, eccitato. Un forte tuono li fece trasalire ma lui non si fermò. Adesso le stava slacciando i pantaloni e la sua mano scivolava giù, sempre più giù scoprendo la sua eccitazione. Lei inarcò la schiena offrendosigli, ma lui la fece girare baciandola appassionatamente in bocca. Lei gli slacciò con foga i pantaloni e, chinandosi, incominciò a succhiargli l’asta. Incominciava a piovere e lei lo guardò con preoccupazione ma lui la tranquillizzò e la fece girare di nuovo. La penetrò da dietro, facendola appoggiare ad un albero. Lei ebbe un sussulto nel sentire il suo calore e accompagnò i suoi movimenti che si facevano sempre più profondi ed intensi. Oramai pioveva molto. Lei sentiva che il piacere era troppo forte e lo implorò di farla venire. Lui prese a toccarle il clitoride con una mano e a quel punto arrivò per lei l’orgasmo intenso. Non potè fare a meno di urlare. Lui la fece girare e, seduta su un tronco in terra la penetrò di nuovo. Oramai erano tutti bagnati: l’acqua colava giù dai capelli di lei, finiva sugli occhi, sulla bocca. La maglietta bagnata era appiccicata ai suoi seni offrendogli una visione meravigliosamente eccitante. Lui succhiò le gocce d’acqua dal suo viso continuando a scoparla. Lei si sentiva su, sempre più su, la corteccia del tronco gli graffiava le natiche ma non se n'accorgeva di nuovo senti l’orgasmo arrivare e quello di lui la travolse.
Improvvisamente si accorsero di quanto piovesse e rivestendosi alla meglio corsero a perdifiato, giù per il sentiero, ridendo come matti e gridando quando i capelli s'impigliavano sui rami. Raggiunsero la macchina che avevano il fiatone e ridendo ancora come matti, la pioggia batteva forte sul tetto dell’auto. Si guardarono e: “Dove eravamo rimasti?”
Già avevano visto il sentiero che s'inoltrava dentro il bosco. Lui la prese in mano e si avviarono lungo il viottolo. Lei era davanti a lui che la osservava camminare ancheggiando. I pantaloni attillati mettevano in risalto il suo fondoschiena e lui non poteva fare a meno di accarezzarlo. Ad un certo punto trovarono un posto abbastanza riparato: un tronco in terra di traverso permetteva di appoggiarsi comodamente ma lui incominciò a toccarla da dietro premendola contro un albero. “E se arriva qualcuno?” chiese lei timorosa ma già eccitata. “Non importa” rispose lui. Le accarezzava i seni da sotto la maglietta, sentiva i capezzoli duri ed eretti. La bocca sul collo, il respiro caldo, umido, eccitato. Un forte tuono li fece trasalire ma lui non si fermò. Adesso le stava slacciando i pantaloni e la sua mano scivolava giù, sempre più giù scoprendo la sua eccitazione. Lei inarcò la schiena offrendosigli, ma lui la fece girare baciandola appassionatamente in bocca. Lei gli slacciò con foga i pantaloni e, chinandosi, incominciò a succhiargli l’asta. Incominciava a piovere e lei lo guardò con preoccupazione ma lui la tranquillizzò e la fece girare di nuovo. La penetrò da dietro, facendola appoggiare ad un albero. Lei ebbe un sussulto nel sentire il suo calore e accompagnò i suoi movimenti che si facevano sempre più profondi ed intensi. Oramai pioveva molto. Lei sentiva che il piacere era troppo forte e lo implorò di farla venire. Lui prese a toccarle il clitoride con una mano e a quel punto arrivò per lei l’orgasmo intenso. Non potè fare a meno di urlare. Lui la fece girare e, seduta su un tronco in terra la penetrò di nuovo. Oramai erano tutti bagnati: l’acqua colava giù dai capelli di lei, finiva sugli occhi, sulla bocca. La maglietta bagnata era appiccicata ai suoi seni offrendogli una visione meravigliosamente eccitante. Lui succhiò le gocce d’acqua dal suo viso continuando a scoparla. Lei si sentiva su, sempre più su, la corteccia del tronco gli graffiava le natiche ma non se n'accorgeva di nuovo senti l’orgasmo arrivare e quello di lui la travolse.
Improvvisamente si accorsero di quanto piovesse e rivestendosi alla meglio corsero a perdifiato, giù per il sentiero, ridendo come matti e gridando quando i capelli s'impigliavano sui rami. Raggiunsero la macchina che avevano il fiatone e ridendo ancora come matti, la pioggia batteva forte sul tetto dell’auto. Si guardarono e: “Dove eravamo rimasti?”
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