lunedì 30 aprile 2007

sposa


Ecco, si sposa! "Mamma, vieni con me a scegliere l'abito da sposa?" "Si, certo".

Ed ora sono qui...lei che guarda, emozionata, quella fila di abiti appesi...bianchi, rosa pallido...ora va il rosa...non lo sapevo. Ne sceglie alcuni e inizia la prova con la commessa. Ecco, quello può andare...è bello, le sta bene. E' rosa con la gonna ampia in taffetà e il corpino ricamato...ma ora non la guardo più, non l'ascolto più...rispondo in modo automatico alle sue domande...

Ventisette anni...così tanti ne sono passati dal giorno in cui anch'io scelsi il mio abito da sposa. Bianco! Pensavo fosse per sempre, ci credevo veramente ma le cose non sono andate come speravo. Ad un certo punto mi sono dovuta arrendere, ho dovuto accettare il fallimento. Perchè è così che si vive la separazione: un fallimento nella propria vita.

Lei, mia figlia, non lo sa...non le ho mai detto fino in fondo quella che è stata la mia vita, come ho vissuto questo mio fallimento. Ora mi vede serena ed è serena anche lei. Non demolirò mai il suo entusiasmo. E' giusto che lei viva questo momento più intensamente possibile e prego Dio che a lei non capiti mai un fallimento, che sia davvero per sempre.

domenica 15 aprile 2007

oggi


martedì 10 aprile 2007

slurp :-)


lunedì 9 aprile 2007

Una giornata sul monte Subasio

Una strana giornata per una gita in montagna: il tempo non era dei migliori ma a loro due non interessava. Mangiarono frutta, fragole, uva, ciliegie, passandosele con la bocca. Da li potevano sentire la folla che chiacchierava giù, in fondo alla valle e marciava verso Assisi per la Pace.
Già avevano visto il sentiero che s'inoltrava dentro il bosco. Lui la prese in mano e si avviarono lungo il viottolo. Lei era davanti a lui che la osservava camminare ancheggiando. I pantaloni attillati mettevano in risalto il suo fondoschiena e lui non poteva fare a meno di accarezzarlo. Ad un certo punto trovarono un posto abbastanza riparato: un tronco in terra di traverso permetteva di appoggiarsi comodamente ma lui incominciò a toccarla da dietro premendola contro un albero. “E se arriva qualcuno?” chiese lei timorosa ma già eccitata. “Non importa” rispose lui. Le accarezzava i seni da sotto la maglietta, sentiva i capezzoli duri ed eretti. La bocca sul collo, il respiro caldo, umido, eccitato. Un forte tuono li fece trasalire ma lui non si fermò. Adesso le stava slacciando i pantaloni e la sua mano scivolava giù, sempre più giù scoprendo la sua eccitazione. Lei inarcò la schiena offrendosigli, ma lui la fece girare baciandola appassionatamente in bocca. Lei gli slacciò con foga i pantaloni e, chinandosi, incominciò a succhiargli l’asta. Incominciava a piovere e lei lo guardò con preoccupazione ma lui la tranquillizzò e la fece girare di nuovo. La penetrò da dietro, facendola appoggiare ad un albero. Lei ebbe un sussulto nel sentire il suo calore e accompagnò i suoi movimenti che si facevano sempre più profondi ed intensi. Oramai pioveva molto. Lei sentiva che il piacere era troppo forte e lo implorò di farla venire. Lui prese a toccarle il clitoride con una mano e a quel punto arrivò per lei l’orgasmo intenso. Non potè fare a meno di urlare. Lui la fece girare e, seduta su un tronco in terra la penetrò di nuovo. Oramai erano tutti bagnati: l’acqua colava giù dai capelli di lei, finiva sugli occhi, sulla bocca. La maglietta bagnata era appiccicata ai suoi seni offrendogli una visione meravigliosamente eccitante. Lui succhiò le gocce d’acqua dal suo viso continuando a scoparla. Lei si sentiva su, sempre più su, la corteccia del tronco gli graffiava le natiche ma non se n'accorgeva di nuovo senti l’orgasmo arrivare e quello di lui la travolse.
Improvvisamente si accorsero di quanto piovesse e rivestendosi alla meglio corsero a perdifiato, giù per il sentiero, ridendo come matti e gridando quando i capelli s'impigliavano sui rami. Raggiunsero la macchina che avevano il fiatone e ridendo ancora come matti, la pioggia batteva forte sul tetto dell’auto. Si guardarono e: “Dove eravamo rimasti?”

martedì 27 marzo 2007

sogno o realtà?



Aprii gli occhi e mi ritrovai in un ambiente sconosciuto. Per un attimo non capii dove mi trovavo. Dalle persiane chiuse, alla mia sinistra, filtrava un timido raggio di sole. Guardai la sveglia sul comodino: le otto e venti. Mi sollevai dal cuscino e mi accorsi di una presenza al mio fianco. Un corpo seminudo, coperto solo dal lenzuolo sui fianchi, spalle abbronzate, capelli bruni, il volto girato dall’altra parte così che non potevo riconoscerlo. Una mano appoggiata sul cuscino, vicino a me… affusolata, ben curata, unghie corte e bianche… Quella mano…. Improvvisamente sentii quelle dita fra i miei capelli: li accarezzavano, li arruffavano e li attorcigliavano. Adesso sulla fronte, il pollice sugli occhi a sfiorarli lieve...sulla bocca, la aprivano … Quella mano sull’orecchio, le dita sul lobo, a seguire la sua curva… poi con il dito a tracciare una linea invisibile fino al seno, al capezzolo che prese a stringere, a girarci intorno. Quella mano che seguitava ad andare giù, fra i seni, sull’addome, fino all’ombellico, le dita che disegnavano ghirigori sulla pancia. Quella mano che mi mancava quando, per un momento che sembrava un’eternità, si staccava dalla mia pelle. Quella mano che mi faceva trasalire quando la sentivo di nuovo calda su di me all’ improvviso… sulla schiena lungo la sua curva naturale, sui glutei e fra di essi…sulle cose e più giù, fino ai polpacci, li massaggiava li pizzicava. E poi i piedi… solleticava le dita una ad una, la sentivo morbida, dolce, poi di nuovo andava su facendo arabeschi all’interno delle cosce e arrivando alla mia intimità, la penetravano …
Aprii gli occhi e mi ritrovai in un ambiente sconosciuto. Per un attimo non capii dove mi trovavo…

lunedì 26 marzo 2007

come neve al sole


“Cosa stai facendo?” Lui era di la, lo sentivo aprire e chiudere sportelli. Mi stavo truccando gli occhi davanti allo specchio. Dovevamo uscire per una cena della quale, per la verità, non avevo molta voglia ma avevamo litigato e questo era un modo per fare pace. Indossai le calze nere con la riga dietro, forse un po’ antiquate ma mi piacevano particolarmente perché rendevano le mie gambe dritte ancor più snelle. Misi il tubino nero, corto e, come al solito, non indossai il reggiseno. Lui mi arrivò alle spalle e prese a chiudere la lampo sulla schiena poi posò un bacio caldo sulla mia spalla nuda. Mi scostai, quel contatto mi dava fastidio. “Perché non rimaniamo a casa?” mi chiese. “Senza cena? Ma non hai fame?” Lui mi guidò in sala da pranzo e vidi che aveva apparecchiato la tavola con la tovaglia bianca ricamata, piatti di porcellana e in mezzo aveva messo una candela e due bicchieri con del vino rosso. “Che significa questo?” gli chiesi “Significa che mangiamo qui, ma se non ti va possiamo anche non mangiare…” . Si accostò a me e disse:” Sei più bella che mai stasera” Mi passò la mano sui capelli e mi baciò appassionatamente sulla bocca. Sapeva che ai suoi baci non potevo resistere, mi conosceva bene.” Quando ti tocco ti sciogli come neve al sole”. Si staccò da me” Aspettami qui” disse. Tornò poco dopo con in mano il secchiello del ghiaccio lo appoggiò sul tavolo poi incominciò di nuovo a baciarmi con sempre più passione. Io già sentivo le gambe tremare e l’eccitazione salire sempre più. Mi fece girare e tirò giù lentamente la lampo mentre la sua bocca era sul collo. Improvvisamente sentii qualcosa di gelido scorrere lungo la mia schiena. La sensazione fu talmente intensa che gemetti inarcando la schiena. Poi fece scorrere il ghiaccio sul collo e lungo il solco fra i seni, sui capezzoli rendendoli duri fin quasi a farmi male. “La tua pelle è bollente, il ghiaccio non può fare a meno di sciogliersi. Il tuo corpo è fatto per il sesso, ogni sua parte reclama baci, carezze. Io conosco il tuo corpo più di te stessa, solo io posso farlo tremare così…” Le sue parole, mescolate ai suoi baci mi portarono su, sempre più su e quando sentii la sua mano, improvvisa, fra le mie gambe, dove la stavo aspettando con impazienza e non potei fare a meno di avere un orgasmo intenso, lungo, senza fine che mi lasciò sfinita, fra le sue braccia…

voglia di vacanze